In Italia le nascite sono in netto calo. Pensate infatti che nel 2017 sono nati soltanto 467.000 bambini, il minimo storico per l’Italia. Si tratta in media di 1,34 figli per ogni coppia, al di sotto della media Europa di 1,60. Ma perché l’Italia è un paese per vecchi? Molte persone credono che il problema risieda nella nostra società contemporanea, troppo vorticosa, troppo movimentata, dove sia le donne che gli uomini lavorano in modo incessante per sin troppe ore al giorno. Una situazione di questa tipologia farebbe desistere secondo queste persone i più dall’avere una famiglia numerosa, figli di cui infatti non ci si potrebbe prendere cura al meglio, figli che dovrebbero esser chiusi di dai primi mesi di vita in un asilo nido o affidati ad una tata. Tra gli altri problemi della nostra società, quello economico. Le famiglie quindi non avrebbero abbastanza soldi a disposizione per crescere figli, se non un figlio al massimo. Sicuramente si tratta di problemi concreti, che non devono essere sottovalutati, ma credere che il motivo delle nascite debba essere cercato in questi problemi è del tutto sbagliato. Il motivo principale di questo calo infatti è l’infertilità, che colpisce il 15% delle coppie italiane, una percentuale davvero molto elevata che a quanto pare è destinata a crescere con il passare del tempo.

Cerchiamo prima di tutto di fare un po’ di chiarezza su che cosa sia l’infertilità. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità è possibile parlare di infertilità se dopo 12/24 mesi di rapporti sessuali non protetti non si arriva al concepimento. Tra le cause principali dell’infertilità femminile è necessario ricordare l’età avanzata: le donne italiane in media infatti arrivano al primo parto ad un’età di ben 31,8 anni, molto più alta rispetto a quella della media Europa di 29 anni. Oltre all’età avanzata, tra le cause dell’infertilità femminilità dobbiamo ricordare anche problemi al livello endocrino-ovulatorio o tubarico e tutte quelle situazioni in cui si arriva al concepimento, ma si abortisce nel giro di poche settimane appena, quella che viene comunemente definita poliabortività. Per quanto riguarda invece l’infertilità maschile, che ha un’incidenza in Italia del 25,8%, i problemi sono di bel altro tipo. A quanto pare ad incidere in modo predominante sarebbe l’inquinamento delle nostre città. Nell’aria che respiriamo ogni giorno sono infatti presente elevati livelli di polveri sottili che danneggiano la nostra salute in modo elevato e che a quanto pare danneggiano anche la fertilità maschile. Inoltre anche uno scorretto stile di vita incide in modo negativo sulla fertilità degli uomini, in modo particolare un’alimentazione poco salutare, un eccessivo consumo di alcol e un eccessivo consumo di sigarette.

Alcune coppie riescono ad accettare l’infertilità e rinunciano ad avere un bambino. Per altre coppie invece la situazione non è così semplice. Sono coppie che non riescono proprio a farsi una ragione di questa loro condizione e che vogliono un bambino a tutti i costi. Continuano a sognare di avere un figlio e provano dolore, sofferenza, una mancanza intensa che li lacera nel profondo. C’è per loro una soluzione a questa situazione? Sì, possono scegliere la strada della procreazione assistita.

In generale le più note tipologie di procreazione medicalmente assistita sono quelle con embrioni formati con gameti che appartengono alla coppia:

  • FIVET omologa, scelta oggi più o meno dal 60% delle coppie che sceglie la procreazione assistita. La fecondazione dell’ovulo avviene in vitro, su apposite piastre da laboratorio, tramite l’unione tra spermatozoi trattati e ovociti. Una volta fecondato, l’ovulo viene poi trasferito nell’utero.
  • ICSI omologa, scelta dal 40% delle coppie. Questa pratica prevede l’accurata selezione di uno spermatozoo e un suo trattamento. Quando lo spermetozzo è pronto viene microiniettato nel citoplasma dell’ovocita.

Esiste poi anche una terza strada, la fecondazione assistita eterologa, che prevede la donazione di ovociti o di seme da una terza persona.

Quali sono le probabilità di successo di questi trattamenti? Sono davvero molto elevate. Si parla infatti di una probabilità di circa il 36% per le donne che non hanno ancora compiuto 34 anni di età e del 27% per le donne più grandi, dai 35 ai 39 anni. La percentuale si abbassa purtroppo per le donne dai 40 ai 42 anni, di circa il 14,9% infatti. Dato che la percentuale si abbassa con il passare degli anni, sarebbe bene che le coppie che non riescono ad avere figli scegliessero la strada della procreazione assistita il prima possibile, senza perdere ulteriore tempo, così da avere maggiori probabilità di coronare il loro sogno d’amore.

Qui a seguire l’infografica da cui abbiamo tratto le informazioni riportate nel nostro articolo, realizzata dalla clinica per la fecondazione assistita Alma Res di Roma.